A seguito della bocciatura della mozione pentastellata riguardo modifiche del Regolamento Comunale, si rileva una reazione palesemente strumentale da parte dei proponenti (vedi https://www.viverepesaro.it/2019/09/11/m5s-pesaro-non-avr-il-question-time-del-cittadino/745923 ). Infatti il primo firmatario della mozione del M5S pesarese afferma furbescamente “no del Consiglio al question time dei cittadini” e che maggioranza e opposizione hanno votato compatti “per tenere la gente fuori dalle stanze dei bottoni”.
In verità la stessa vaghezza della mozione, cioè che si “impegnano il Sindaco e la Giunta ad apportare delle modifiche all’attuale Regolamento […] affinchè sia consentito anche ad un semplice cittadino di poter formulare un’interrogazione,” frenava dal dare un giudizio positivo alla stessa.
In ogni caso si sono viste mozioni anche meno circostanziate, ma che almeno avevano avuto un lavoro di preparazione importante e condiviso con gli altri gruppi, preparazione che evidentemente non c’è stata in questa occasione, altrimenti non ti trovi solo con i voti del tuo gruppo.
É successo che questa mozione è stata buttata nella “mischia” del Consiglio come una cosa di poco conto, o come un ballon d’essai per vedere l’effetto che avrebbe fatto. Il M5S si immaginava forse che si sarebbero alzati tutti ad applaudire, ammirati da questa iniziativa, dopo che si era appena discusso dei consigli dei quartieri dove anche il gruppo Lega aveva difeso la democrazia rappresentativa?
Si può ipotizzare che il M5S facesse affidamento sulla passata alleanza nazionale con la Lega e l’attuale con il PD, per ottenere la buona accoglienza della sua mozione da entrambe le parti. Ricordiamoci che l’asino di Buridano morì per non essere stato in grado di scegliere tra due balle di fieno equidistanti da lui.
L’accusa del consigliere pentastellato Lugli (sicuramente – purtroppo – in buona fede) agli altri consiglieri di essere stati “bravi burocrati” e che “hanno avuto paura” di un qualche strumento in più per il cittadino, è quindi infondata e puerile. In una città di 95 mila abitanti, al tempo dei social, qualsiasi cittadino può contattare il consigliere che preferisce e tutti gli elementi della Giunta, Sindaco compreso, per esternare i suoi problemi e le sue proposte. Succede da decenni.
Al di là della proposta fumosa, un’ulteriore forma di interazione cristallizzata nel regolamento, sarebbe solo un appesantimento della macchina amministrativa, senza particolare vantaggio pratico per i cittadini. Una inane bandierina sulla “democrazia diretta”. Non si tratta quindi di mancanza di fiducia nei confronti degli elettori, ma di una occulata gestione delle loro risorse, come è nostro compito.

Non si può infine non notare che mentre da una parte si propaganda la partecipazione dei cittadini, dall’altra a livello nazionale si fugge dalle elezioni vere, nascondendosi (legittimamente) dietro la democrazia rappresentativa delle alleanze parlamentari.
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