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Combattere il razzismo con il razzismo?

Ieri sera prima della finale della Coppa Italia è stato cantato l’Inno di Mameli.
Il cantante, Sergio Sylvestre, è stato scelto in base a criteri razziali ed etnici, ovvero essere di pelle nera e di origine straniera (americano – sarebbe stato meglio africano per gli organizzatori, ma non importa). E’ sembra anche che sia un finto-progressista, vero-ignorante, come ha dimostrato alzando al cielo il pugno chiuso, non capendo di essere totalmente fuori contesto.

Ma la colpa non è sua, ovviamente, ma di chi ha deciso di scegliere lui per cantare l’Inno. Credevano di aver avuto un colpo di genio, poverini.
Gli imbecilli del “progresso” e della “giustizia” (scritti tra virgolette, perchè molto distanti da qualsiasi enunciazione ragionata di concetti così alti) non capiscono che questo è il modo migliore per ottenere la divisione che combattono con le loro povere idee.
Il cantante ha anche avuto un’amnesia e si è interrotto a metà dell’Inno, dando ancor più l’impressione plastica del suo “essere altro”, e quindi alimentando piuttosto un senso di repulsione verso l’inclusione a priori, senza ragionamento, fatta solo per ideologia e slogan. Il cantante poi affermerà, un po’ pateticamente “”Non mi sono dimenticato le parole, ero solo triste”. (fonte: Libero)

I pregiudizi razziali sono irrazionali, come tutti i pregiudizi, prima ancora che immorali. La moralità è una cosa troppo complicata da definire e da condividere. Certamente i pregiudizi non si combattono con altri pregiudizi.

La filosofa francese Elisabeth Badinter denuncia su un articolo del settimanale francese L’Express.
Privilegio bianco, razzializzazione … “È la nascita di un nuovo razzismo”

La filosofa francese Elisabeth Badinter denuncia su un articolo del settimanale francese L’Express.
Privilegio bianco, razzializzazione … “È la nascita di un nuovo razzismo”

La filosofa lancia un grido di allarme contro un nuovo antirazzismo che mette la “razza dappertutto”, infrange l’universalismo e può, secondo lei, condurre al separatismo.
Lei sa che, tenendo questa posizione forte, sarà criticata per il suo colore della pelle o il suo background sociale. Ma a lei non importa, invitando a non lasciarsi intimidire da una nuova censura dell’identità. Specialista dell’Illuminismo, Elisabeth Badinter è molto preoccupata per il suo caro universalismo. Se la filosofa vede con favore “la consapevolezza” dopo l’omicidio di George Floyd, mette in guardia contro una corrente “antirazzista” e decoloniale il cui lessico essenziale (“privilegio bianco”, “razzializzazione” …) rappresenta secondo lei uno “sputo sulla figura degli uomini dell’Illuminismo”.

Biografo con suo marito – Robert Badinter – di Condorcet, un razionalista che nel XVIII secolo che aveva moltiplicato le lotte contro la schiavitù e la pena di morte, per l’uguaglianza di genere e la libertà di stampa, Elisabeth Badinter implora di non negare questa eredità intellettuale, soppiantandola con comunitarismi e settarismi che sarebbero una “regressione inaudita”.

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