Le informazioni istituzionali sulla riduzione dei parlamentari
Nel sito del Dipartimento delle Riforme Istituzionali (non è più un Ministero dal governo Gentiloni) si leggono, precisamente nella pagina http://www.riformeistituzionali.gov.it/it/la-riduzione-del-numero-dei-parlamentari/, alcuni paragrafi che paiono una forzatura di parte.

Prendiamoli in esame. Uno di questi recita:
La proposta di legge costituzionale prevede una drastica riduzione del numero dei parlamentari modificando gli articoli 56 e 57 della Costituzione passando dagli attuali 630 a 400 deputati e dagli attuali 315 a 200 senatori.
Qui giustamente si usa l’aggettivo “drastica” per indicare la riduzione. Il tono giubilante e autocompiaciuto di questa frase rende quasi naturale immaginare, come se fosse una presenza tangibile, un monarca dei secoli scorsi mentre pronuncia queste parole. Una moderna riproposizione del “L’État c’est moi” del Re Sole (magari oggi in diretta Facebook).
Non per niente ci si dimentica dell’art.59, quello che parla dei Senatori a vita. La proposta di legge ne prevede il limite di 5, un limite che nei fatti esiste già. Molto meglio sarebbe stato abolire del tutto l’articolo, e con lui l’istituto del Senatore a vita, anche questo vestigia di un tempo monarchico.
Continuiamo con il paragrafo seguente di questa pagina.
L’obiettivo è duplice: da un lato favorire un miglioramento del processo decisionale delle Camere per renderle più capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini e dall’altro ridurre il costo della politica (con un risparmio stimato di circa 500 milioni di euro in una Legislatura).
L’obiettivo è sicuramente il miglioramento del processo decisionale, ma collegarlo sic et simpliciter alla riduzione del numero dei parlamentari pare di un’ingenuità eccessiva per un sito istituzionale. Allora, ragionando per assurdo, riduciamo il Parlamento a 20 elementi (o a zero, perché no?), e avremo un’ottimizzazione dei processi decisionali e dei costi! Qui si vede in maniera plateale la poca profondità di pensiero politico di chi elabora e descrive queste riforme.
Ma è nel terzo e ultimo paragrafo che esamino che emerge la partigianeria:
La riforma consentirà all’Italia di allinearsi al resto d’Europa: l’Italia, infatti, è il paese con il numero più alto di parlamentari direttamente eletti dal popolo (945); seguono la Germania (circa 700), la Gran Bretagna (650) e la Francia (poco meno di 600).
Arriviamo ai numeri. Notare per prima cosa come il fatto che l’Italia abbia il più alto numero di parlamentari eletti dal popolo in Europa sia considerato un difetto politico-istituzionale. Però questi numeri sono una semplificazione furba, fatta per ottenere appoggio alla riforma. Infatti si considerano solo gli eletti in maniera diretta, come se gli altri componenti degli organi legislativi fossero solo un inutile orpello. Si omette di dire che in Francia e Regno Unito (la Gran Bretagna è infatti un’entità che costituisce il Regno Unito: anche l’uso improprio che si fa dei termini è indicativo del grado di superficialità istituzionale raggiunto) il numero di parlamentari “non eletti direttamente dal popolo” è cospicuo. La Camera dei Lord inglese ha attualmente 775 membri, che possono ricevere ciascuno idennità e spese fino a 50 mila sterline all’anno (https://www.theguardian.com/politics/2019/may/30/labour-peer-never-spoke-house-of-lords-claims-50000-expenses). La Camera dei Lord non è lì solo per bellezza, infatti, come si legge nel loro sito web, complementa l’operato della Camera dei Comuni: può proporre e modificare proposte di legge e controllare l’operato del Governo. Ovviamente anche nel Regno Unito si interrogano se non sia il caso di ridurre il numero dei Lord, ma al momento possiamo dire che mentre in Italia abbiamo 945 parlamentari nel regno Unito sono 650 più 775, ovvero 1425!
Prendiamo in considerazione ora la Francia, il cui Parlamento è composto dall’Assemblea Nazionale e dal Senato. I deputati dell’Assemblea Nazionale eletti direttamente sono 577. Il Senato francese rappresenta le varie zone del territorio e concorre anche lui alla legislazione, pur essendo meno centrale dell’Assemblea Nazionale. I membri del Senato sono 348, sono eletti in maniera indiretta e hanno gli stessi stipendi dei deputati dell’Assemblea. In totale quindi la Francia ha 925 parlamentari.
La Germania è uno Stato Federale e non ha un Senato, ma un Bundsrat, che rappresenta le esigenze dei vari Lander della federazione e che, come in Francia, ha un potere minore della Camera elettiva che rimane la principale. Il Bundesrat ha 69 membri eletti in maniera indiretta. Poi ci sarebbero tutti i parlamenti dei vari Lander, ma li trascuriamo per semplicità e brevità. In totale in Germania quindi ci sono circa 770 parlamentari.
Se passasse la riforma in Italia ci saranno 600 parlamentari, in Francia 925, nel Regno Unito 1425, in Germania circa 770. Questi sono i numeri veri, al di là delle mistificazioni.
In Italia avremo però ancora il bicameralismo perfetto, mentre gli altri tre paesi citati continuerebbero ad avvantaggiarsi, come fanno da decenni, di una differenziazione delle camere.
Ben venga quindi una differenziazione delle camere, la modifica dei regolamenti e la conseguente eventuale riduzione dei componenti, ma non si passi per frettolose e mal congegnate scorciatoie antiparlamentari.
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