Anche quest’anno volge al termine, e come è consuetudine si fa un bilancio delle cose fatte, degli eventi salienti accaduti, delle cose da fare.
Un argomento ricorrente in questo periodo è quello dei cosiddetti “botti di Capodanno”, che purtroppo iniziano molto prima del Capodanno e spesso si protraggono per molti giorni successivi.
Pur comprendendo molto bene il fascino dell’esplosione festosa, specie se pirotecnica, non posso non vederne il lato negativo.
Quando ci sono i fuochi d’artificio comunali, questi vengono organizzati da un unico soggetto che li affida a persone competenti, si svolgono in un luogo sicuro, non sono diffusi per tutta la città, e hanno una durata ben delimitata. Al contrario, i botti acquistati (si spera legalmente) e utilizzati dai privati si sentono esplodere a qualsiasi ora, in qualsiasi giardino o terrazzo, e vengono attivati a volte da persone prudenti, ma altre volte da persone meno attente alla sicurezza e al rispetto degli altri.
Le conseguenze negative di questi botti sull’ambiente ricadono sugli stessi cittadini, anche quelli che li accendono. Consistono in inquinamento dell’aria, inquinamento acustico, danni alla fauna selvatica, danni agli animali domestici, infortuni a ragazzi e adulti, rischi di incendio.
Questi botti generano polveri cancerogene come PM10, diossine, potassio, bario, magnesio, alluminio, zolfo, titanio, manganese, rame, cromo e piombo. Leggo da uno studio della CEWEP (Confederation of european waste-to-energy plants) che nel Capodanno 2005 i fuochi d’artificio esplosi nella sola città di Napoli hanno rilasciato una quantità di diossina pari a quella prodotta in un anno da 120 inceneritori di rifiuti. Certamente un caso limite, ma indicativo della capacità inquinatoria di questi prodotti pirotecnici.

A Pesaro qualche giorno fa i rilevatori di polveri sottili hanno segnalato ancora una volta uno sforamento. Non siamo certo come ai livelli di altre città meno ventilate e più industrializzate, ma in ogni caso credo sia il legittimo desiderio di tutti poter migliorare la situazione nella nostra città, così da contribuire nel nostro piccolo a migliorareanche la situazione globale. A correre i rischi maggiori sono, come sappiamo, bambini, anziani, asmatici e tutti quelli che soffrono di problemi respiratori.
Mi piacerebbe che l’Amministrazione Comunale di Pesaro, data anche l’attenzione che dà alle istanze dei ragazzi del movimento Fridays For Future, si adoperari per la riduzione delle emissioni nocive. Sarebbe ben strano adottare provvedimenti come le limitazioni del traffico e poi non fare nulla contro una pratica come quella dei botti inquinanti, che per quanto tradizionale, non appare certo oggi come necessaria.
Inoltre, come ben sappiamo, le esplosioni ripetute, improvvise, a volte molto vicine, terrorizzano molti animali domestici (e non), con conseguenze a volte anche letali.

Il WWF riporta una stima di almeno 5000 animali che muoiono ogni anno in Italia a causa dei botti di fine anno. “Di questi circa l’80% sono animali selvatici, soprattutto uccelli, che abbandonano il loro dormitorio invernale e vagano al buio anche per chilometri e non trovando altro rifugio muoiono per il freddo a causa dell’improvviso dispendio energetico a cui sono costretti in una stagione caratterizzata dalla scarsità di cibo che ne riduce l’autonomia. A ciò va aggiunto anche lo stress indotto dai botti, anch’esso causa di morte frequente. Nei gatti, e soprattutto nei cani, un botto crea stress e spavento da indurli a fuggire dai propri giardini e recinti, per scappare dal rumore a loro insopportabile, finendo spesso vittime del traffico o di ostacoli non visibili al buio”.

Non dimentichiamoci infine dei rischi immediati sulle persone che maneggiano o vivono vicino a chi fa esplodere i botti: tende e alberi di Natale che vanno a fuoco, infortuni agli arti e mutilazioni alla mano, rischi per la vista e per l’udito.
Auspico quindi che siano presi provvedimenti non solo limitati a Piazza del Popolo e vie limitrofe come negli anni scorsi, mirati principalmente alla salvaguardia dell’ordine pubblico, ma estesi a tutto il territorio comunale. Al di là poi dell’aspetto di divieti e sanzioni , sarebbe bene ci sia soprattutto una campagna informativa e convincente che inviti la cittadinanza a sentirsi parte del cambiamento, per un futuro e un presente migliore e più vivibile.
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